Terra d'Arezzo, un cantico salga dal nostro cuore a te, che luce ai popoli fosti col tuo splendore.
Da quasi trenta secoli parla di te la storia e mille e mille pagine consacra alla tua gloria.
Domenica 17 aprile la 27esima edizione della Corsa del Saracino, e il pezzo in corsivo è l’Inno della città aretina, precisamente l’inno della Giostra del Saracino, da cui la gara prende il nome. E ci sta tutto. Una gara organizzata alla perfezione dalla Podistica Amatori, nel cuore dell’Arezzo storica. Quasi 450 competitivi e circa 200 e più, fra non competitivi e un fiume di bambini che si sono lanciati nel Parco adiacente il Duomo, per le gare giovanili che ormai sono un classico: non c’è competizione nell’aretino, dove i bambini non sono anch’essi protagonisti, prima o dopo le gare clou. Peccato che brillavano per l’assenza ingiustificata, proprio alcune compagini giovanili di taluni sodalizi della provincia, ma non si può avere tutto! Unico neo, unica nube di una giornata meravigliosa è stato un papà, atleta, che si è adirato con organizzatori e speaker, perché il suo bambino ha perso “due posizioni” per una banale caduta. Ci sarebbe da commentare parecchio, facendo vergognare colui che, svestiti i panni di atleta e indossati quelli di adulto educatore, non è certo all’altezza del compito a lui affidato, visto che è recidivo in certe sceneggiate; sarebbe da spiegare che i bambini devono giocare, che non sono degli adulti in miniatura e che per loro queste gare sono semplicemente un gioco, un modo per sentirsi protagonisti di un mondo che un giorno, molto presto, erediteranno. E non sono certe queste le premesse educative!
Galoppa galoppa, o bel cavalier, tu sei la speranza del nostro Quartier;
col braccio robusto che piega il destin, trionfa, o gagliardo, del Re Saracin,
Or che risorgon gli animi, d'Italia al nuovo sole,
terra d'Arezzo, esaltati, ché in marcia è la tua prole.
Alle 9.30 al suono delle chiarine e tamburi del gruppo musici in costume medievale, come di consueto, la partenza emozionante non dal Duomo come solito, ma dal Passeggio del Prato così chiamato, posto nel punto più alto della collina aretina, che si estende fino alla Fortezza medicea, attraversata nel finale dalla gara. Due giri tutto intorno le meraviglie storiche e architettoniche della città del Petrarca. Giusto per nominarne qualcuno, gli atleti sono transitati intorno alla Chiesa di Badia, la Pieve Santa Maria, Piazza Grande, già Piazza Vasari, famosa, una delle più belle e scenografiche piazze d’Italia, nel medesimo stile di quella senese, ove si svolge appunto la Giostra del Saracino. Attorno ad essa sorgono il Palazzo del tribunale, il Palazzo della Fraternità dei laici, che la sola vista allarga il cuore e l’immenso Palazzo delle Logge, opera del Vasari. La casa del Petrarca, il Duomo “imponente e sobrio nella sua spettacolarità”. Come unire una giornata di sport e cultura! Dopo 13 km circa a presentarsi per primo all’arrivo nel Pratone, il siciliano dell’Atletica Futura, Enzo Copia, che ha chiuso in 42’33’’ la sua passeggiata attraverso le meraviglie sopra decantate. Dietro di lui l’atleta di casa, Occhiolini Filippo a 28’’, terzo l’altro aretino Giuseppe Cardelli. Al femminile Rachela Angella, dell’Atletica Castello fa sua questa edizione chiudendo in 50’42’’, al secondo posto la fortissima atleta della società organizzatrice, Maria Chiara Parigi, al suo primo “Saracino”, che ha chiuso a 43’’, terza la senese Lucia Tiberi a 2’ dalla vincitrice. Una manifestazione organizzata con il cuore e professionalità. Questo è quanto vorremmo vedere; mi capita soltanto in questa occasione di sperimentare alcuni valori, il fondere cultura, sport, cuore, amore per le cose che si fanno e ogni volta scopro sempre qualcosa di nuovo, come ad esempio che i Quartieri aretini si chiamano ..”quintieri”, 5 Porte, Crucifera, Fori, Santo Spirito, Saione, Burgi. Ci sarebbero da raccontare molti aneddoti, ma si rischierebbe di scivolare nell’inevitabile banalità, ma per dirla con le parole di un atleta, questa volta la gara mi è sembrata proprio bella! Sarà stato il Pratone,la città insolitamente affollata di gente e turisti che hanno applaudito e incitato gli atleti, gli speaker molto bravi, il Fiaschi e quel Panichi, che tolti i panni di atleta e tecnico dell’Atletica Futura, suole vestire ogni tanto per diletto quelli di speaker: il punto è che lo sa fare anche troppo bene! E allora, non c’è che da prenotarsi per l’edizione 2012, questa merita davvero un giro nella città del Petrarca e del Vasari. Nel frattempo, l’ultima strofa dell’Inno del Saracino:
Le mete già sfavillano dinanzi al nostro ardire; santo è l'amor che infiammaci, più santo è l'avvenire…Col braccio robusto che piega il destin, trionfa, o gagliardo, del Re Saracin.
Denise Quintieri – Red. Podisti.net
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