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Posts Tagged ‘scrocca’

Infortuni muscolari

27 gennaio, 2012

Altra pillola, come promesso. Parleremo di infortuni muscolari, cercando di fare chiarezza in un argomento dove regna più di qualche dubbio. Gli infortuni muscolari sono tra i più comuni traumi in medicina dello sport. Sotto questo termine generico si includono patologie che comportano un vero e proprio danno muscolare (lesioni da trauma diretto o contusioni e lesioni da trauma indiretto o strappi – lesioni distrattive), oppure quadri clinici più lievi che non causano una vera lesione delle fibre muscolari (contratture e stiramenti). Le cause più frequenti delle lesioni muscolari dipendono da:
- eccessivo affaticamento
- squilibri muscolari
- tensioni muscolari eccessive
- non adeguato riscaldamento
- scarsa coordinazione muscolare
- insufficiente recupero
- fattori ambientali climatici
- irregolarità dei terreni

CLASSIFICAZIONE
TRAUMA DIRETTO O CONTUSIONE
- lieve
- moderata
- severa

TRAUMA INDIRETTO
- contrattura
- stiramento
                                                      I grado
- lesione distrattiva (strappo)       II grado
                                                      III grado
Nella breve trattazione odierna ci occuperemo esclusivamente delle lesioni muscolari da trauma indiretto, quelle più frequenti nel podista.

CONTRATTURA
L'atleta che si procura una contrattura avverte un fastidio che non gli impedisce di terminare la competizione. Il dolore compare dopo il termine della gara o il giorno successivo. L'anatomia patologica del muscolo ipercontratto é muta. Non si verifica una vera e propria lesione della miofibrilla, ma un aumento diffuso del tono di tutto il muscolo o di una parte di esso come reazione ad uno stimolo troppo intenso e prolungato.

STIRAMENTO
Lo stiramento muscolare é caratterizzato dal dolore che insorge progressivamente durante l'attività sportiva, senza quindi dare un'impotenza funzionale immediata tanto che, generalmente, non impedisce la prosecuzione dell'allenamento o della gara. L'atleta che si produce uno stiramento muscolare riesce ad individuare nel tempo l'esordio della sintomatologia senza però rapportarla ad un determinato gesto tecnico. In questi casi è opportuno interrompere l'attività per evitare di complicare il quadro, potenzialmente evolutivo verso la lesione distrattiva. Anche nello stiramento, come nella contrattura, non vi è danno anatomico macroscopico delle fibre muscolari. Clinicamente si rileva un diffuso aumento del tono muscolare: il muscolo presenta un'area ben localizzabile che può estendersi come un vero e proprio cordone doloroso per tutta la zona interessata dalla lesione.

LESIONE DISTRATTIVA – STRAPPO
La lesione distrattiva (strappo) è caratterizzata dalla rottura di un gruppo di fibre muscolari, più o meno estesa. Il dolore è acuto ed insorge in modo improvviso, con preciso riferimento al gesto tecnico: è localizzabile in un punto preciso del muscolo e l' impotenza funzionale è tanto più precoce quanto più grave è la lesione. Il quadro clinico costringe l'atleta ad interrompere immediatamente l'attività sportiva. L'esame obbiettivo, se effettuato precocemente, può evidenziare una sorta di "scalino" o un vero affossamento del tratto del muscolo interessato. Il muscolo perde la sua capacita di allungamento. Vengono riconosciuti tre livelli di gravità in relazione alla percentuale del diametro muscolare interessato dalla lesione.
I GRADO: la lesione interessa meno del 5% delle fibre muscolari e rimane confinata all'interno del singolo fascicolo
II GRADO: interruzione incompleta dell'unità mio-tendina con coinvolgimento percentuale che coinvolge fino al 50% delle fibre
III GRADO: la rottura interessa oltre il 50% delle fibre fino alla lacerazione completa. Quando la lesione interessa la giunzione mio-tendinea, indipendentemente dalla quota percentuale di fibre coinvolta, viene classificata in tale grado In tutti i gradi di gravità si realizza versamento ematico che sarà tanto maggiore quanto più elevato è il numero di fibre interessato. È necessario intervenire immediatamente con ghiaccio, elevazione dell'arto, bendaggio compressivo e riposo funzionale (protocollo RICE). Determinante, a fini diagnostici, eseguire a distanza di 48-72 ore un esame ecografico, capace di definire con estrema precisione sede ed entità del danno muscolare, al fine di programmare un corretto percorso terapeutico e dettare i tempi per una ripresa dell'attività sportiva senza rischi per l'atleta.

Vi ringrazio per l'attenzione e ……. alla prossima somministrazione.

Marco Scrocca

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Tutti i trail portano a Camaldoli

12 settembre, 2011

Moggiona, Lonnano, Badia Prataglia.
Completato il trittico delle Foreste Casentinesi con la corsa prataglina, disputatasi in una giornata settembrina, francamente vestita da Luglio caliente. La prima sorpresa nel cartello al tavolo delle iscrizioni: km 24! Ma non erano 21? Alla domanda obbligata, risposte poco convinte con dubbi crescenti nella maggior parte degli atleti.  Numerosa la partecipazione della nostra "armata biancorossa": alla fine saremo premiati come terza formazione per numero di partecipanti (prosciutto, alé !). Nei momenti precedenti la partenza abbiamo osservato piacevolmente l'accoglienza del comitato organizzatore; l'aria, frizzantina alle 8:00, si scaldava inesorabilmente, insinuando qualche timore nel plotone dei podisti.  Partenza puntuale e finalmente di svela la prima parte del percorso; quei 3 km "appiccicati", oserei dire "fuori tema". Non si capisce la necessità di questa variazione in paese attraverso stradine e cortili poco inseriti nel contesto del percorso tradizionale. Tant'è, all'aretina, o bere o affogare. Poi l'ascesa al paradiso. Conosciuta, ma sempre maledettamente dura, resa ancora più difficoltosa dalla temperatura, dal terreno secco, dissestato dalle condizioni di aridità. Compagni di viaggio sgraditi anche i tafani (qualcuno mi spiega il loro ruolo nell'ecosistema ?). 7 km e spiccioli per trovare la prima discesa. Violenta ma percorribile. Il percorsoera discretamente segnato anche se in alcuni punti qualche cartello in più non avrebbe guastato. Ben posizionati i primi ristori. Splendido osservare l'assoluto rispetto che noi amanti di queste corse abbiamo nei confronti di madre natura. Il tempo scorre lento, il caldo diventa poco sopportabile nonostante la galleria naturale costruita dagli alberi. Passare di fianco all'eremo di CAMALDOLI ( e tre!) con le campane a festa, suscita sempre una certa emozione, che ognuno di noi vive nel proprio intimo, aldilà delle proprie convinzioni. E si risale, violenta la salita, l'ultima, micidiale. O bere o affogare. Su fino alla fine con dolori, crampi e gli immancabili tafani.  Finalmente di scende, quando si rientra nella strada bianca mancano ancora 9 km! Un'eternità ! Discesa mista tra strada e bosco, anche qui con qualche problemino di segnalazione.  Fino in fondo, io stremato; mi è parso di cogliere sofferenza nei volti dei nostri ragazzi, confermata dalle loro parole. Gara durissima, l'opinione di tutti. Critica condivisa, non solo nella nostra squadra, ma in tutto il parterre podistico, per quei 3 km iniziali, inutili, privi di significato nella logica della corsa. La speranza è che l'organizzazione rifletta su questo punto. Alcuni, tra i quali il sottoscritto, conservavano un piacevole ricordo di questa gara. Oggi tale ricordo appare un po' offuscato. Speriamo il prossimo anno di rinnovare l'antica emozione.  A presto.
(Per la classifica siamo in attesa della pubblicazione da parte dell'organizzazione)

Marco Scrocca

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Marco Scrocca

17 maggio, 2011

Ciascuno di noi ha un suo habitat atletico naturale ed ideale. Quello di Marco è la salita in inverno; più precisamente su su per la Fontemura, prima di Quarantola, quando finita la prima rampa, aspetta che il gruppo si ricompatti e riprenda fiato. Ora c’è d’affrontare l’ultima massacrante parte, si parla del più e del meno, la strada ricomincia a salire, lui scherza altri meno. Con un’agilità innata, talentuosa, cambia frequenza, si allontana. Tornante dopo tornante prosegue leggero, ritmico e regolare. Uno poi l’altro ci stacchiamo come fuchi dietro l’ape Regina.
Marco ha cominciato a correre a quarant’anni, ed è stato un amore immediato e condizionato solo alla famiglia. Indossa la prima volta le scarpette da running, per sfidare la maratona di New York, poi arruolato dal Viti comincia a frequentare la Podistica, seguiranno quelle di Roma e Venezia. Atleta con caratteristiche fisiologiche – morfologiche tipicamente da fondista/passista, programmato per le lunghe distanze. Ama allenarsi dentro la natura, nei sentieri sterrati (possibilmente innevati), lontano dal traffico e dal Tartan. Per tali ragioni, durante la settimana si allena frequentemente alle sei del mattino, d’estate e d’inverno. Se dovessi continuare a descriverlo per aggettivi aggiungerei: spassoso, divertente, intelligente, scaltro, ma soprattutto agonista. A lui non gliela racconti, se lo devi convincere a venire ad una corsa, dicendogli che tanto non conta e che può far piano, giusto per allenamento, non lo convinci. Scalpita già vede davanti a se, quello o quell’altro. Marco c’è! Come medico ma soprattutto come amico. Vai Scrocca…

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